LA SCRITTICE DE RICCONTI ZOZZI - Seconda Parte
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La Scrittice de Ricconti Zozzi - Seconda Parte

Se mettessimo tutti e tre a le spalle der Candeletta che stava a smucina' co' la tastiera.

"Che vordi' che Troxya è ollain?" chiese er Bufera.

"Sta su icciqqù..." rispose Candeletta distrattamente.

"Ecchè?"

"Icciqqù..."

"Salute! Ma che te sei rifreddato?"

"Ma no... nun ho starnutito... Icciqqù è un programma pe' scrivese in diretta coll'antre persone che so' collegate a Internet... e 'sto momento ce sta Troxya collegata... e je pozzo scrive!"

Subbito eravamo tutti interessati. "Mbè? Che aspetti? Chiamela..."

"La chiamo..."

Se aprì 'na finestra su lo schermo e er Candeletta ce scrisse dentro.

"Ciao Troxya, ti stavo appunto pensando..."

Aspettassimo quarche secondo cor fiato sospeso, e poi arivò la risposta.

"Ciao Candela... è bello sapere che mi pensi...
Oh, Candela... dolce Candela aromatica che scaldi il mio cuore profumandolo d'incenso..."

Er Candeletta era tutto emozionato. "P-pe mme qu-q-questa te se vole f-ficca'..." commentò Zagabbria. Er Candeletta se schermi'. "Beh, semo morto amici io e Troxya... è 'na donna eccezzionale... c'è proprio un ber dialogo tra de noi, un ber rapporto... aperto, sincero... senza ipocrisie..."

"Ma de 'ndo è questa?" chiesi. "In teoria potrebbe sta dall'antra parte der monno..."

"Me sa che è de Roma... ma nun so' sicuro..."

"Chiedejelo!"

"Ma no... me pare brutto..."

E detto questo scrisse un antro messaggio. "Sto qui coll'amici mii. Gli ho fatto leggere un racconto tuo e gli è piaciuto un sacco". Er Candeletta scriveva in itajano abbastanza bene.

Troxya rispose: "Sono felice di questo. E' così bello quando riesco a trasmettere... emozioni... sensazioni... Che racconto era?"

"Era quello dell'Amore Greco..."

"Ah... uno dei miei preferiti... che momenti, che sensazioni meravigliose... che ricordi eccitanti..."

Er Bufera commentò "'Sta zoccola! Allora se l'è fatto mette in culo davero dar pescatore... ricordi eccitanti, dice... che troia!"

Candeletta lo furminò co' n'occhiataccia e scrisse: "Veramente bello un sacco, quel racconto. Ne siamo rimasti entrambi affascinati tutti e quattro."

"I tuoi amici sono lì? Stanno leggendo sullo schermo insieme a te?"

"Si stanno qui..."

"Ciao, ragazzi... mi piacerebbe molto essere lì con voi... parlare dei miei racconti, di quello che vi ispirano... leggervene altri e riviverli con voi... con la fantasia..."

"Magara!" sussurrò er Bufera "Sai che festino che te famo..."

Er Candeletta invece scrisse: "Gli amici mi stanno a dire che anche a essi gli piacerebbe..."

"Vuoi sapere una cosa, Candela?... mi eccita molto sapere che il mio racconto dell'Amore Greco vi sia piaciuto... in questo momento sono seduta al PC e ho addosso solo una camicia da notte trasparente... nient'altro... i miei capezzoli si sono inturgiditi... mi sento molto calda... Perché non mi fai parlare un po' anche con loro?"

Er Candeletta se girò verso de noi. Eravamo tutti un po' arapati. "Sta donna me fa impazzi'... mò avete capito perché...". Nessuno rispose. "Mbè, daje... che aspettate? Chi vole venì a parla co' Troxya?... è facile da usa' er piccì... è come 'na machina da scrive..." Così se arzò da la sedia. Fu Zagabbria er primo a fasse sotto.

"Ciao Troxya io sarebbi Zagabbria"

"Zagabria... Oh, Zagabria.... uno slavo... un rude zingaro dai lineamenti esotici che sottomette le sue donne... con l'impeto della sua selvaggia virilità..."

Zagabbria degluti' a voto... "In effetti non sono slavo ma io ci avrebbi propio sto carattere un po' zingaro"

"Oh... immagino... in un vecchio camper... sono in ginocchio davanti a te. Ti ho disobbedito, e tu questo non lo tolleri. Il tuo braccio parte, fulmineo, e mi colpisce... sul volto... violentemente. La mia guancia brucia, mentre tiepide lacrime la rigano... sono pentita, sottomessa completamente a te. Non c'è bisogno di parlare. Il tuo sguardo è ancora duro, freddo, implacabile... La tua mano scende verso i pantaloni. La zip si apre... Tiri fuori tutta la tua fremente eccitazione e l'avvicini al mio volto... Dietro i miei occhi umidi puoi leggere la mia umiliazione... Ma la mia lingua accarezza le mie labbra, preparandole... la mia bocca è pronta... saprò conquistarmi il tuo perdono..."

Zagabbria s'era messo una mano tra le cosce e se stava a tocca' er bozzo. C'aveva l'occhi de fori e nun riusciva manco a movese...

Bufera lo tirò via da la sedia. "Levete Zaga' che mò tocca a me..." Se siedette ar piccì co' tutte le bone intenzioni ma tutto quello che riusci' a tira' fori fu:

"Ciao io sono il Bufera"

"Bufera... Oh, Bufera... il vento impetuoso delle passioni... che spazza via i nostri pudori e le nostre paure, come foglie secche d'autunno..."

Er Bufera sembrava un po' spiazzato.

"Insomma è vero sono come una specie di un po' di carattere impetuoso"

"Nuda... mi offro... voglio farmi strapazzare dall'irruenza di questa bufera... sentirmi graffiare la pelle da queste folate bollenti di ardore... Come il vento, penetreresti ogni anfratto del mio corpo... da ogni angolazione... conquistandomi e fuggendo via... per poi attaccarmi di nuovo, sempre forte... sempre possente... sempre sconvolgente... le urla di gioia dei miei orgasmi si perdono tra i vortici di questa tempesta..."

Er Bufera c'aveva dumila cose da scrive in quer momento. C'aveva 'na faccia che nun avevo mai visto. Sembrava imbarazzato, ingrifato, impacciato e arapato contemporaneamente. La mano destra vagava a casaccio su la tastiera, come se nun trovasse le lettere, mentre co la sinistra se strizzava er pacco sotto i pantaloni. Dopo quarche decina de secondi me fece "A Campa'... vie' te... che io nun so più che scrive..."

Presi posto sur piccì e, senza inventamme gnente, scrissi:

"Ciao, io sono il Campana"

"Campana... Oh, Campana... Se io fossi una campana... suonerei per te... per farti sentire tutta la mia passione... Se io fossi una campana.... sapresti quanto è forte il mio desiderio per te... Se io fossi una campana... suonerei dalla cima della collina... e i miei rintocchi risuonerebbero per le vallate... e parlerebbero del mio sesso bagnato che ti aspetta..."

Siccomme so' un poeta pure io je arisposi in rima...

"E tutte le ragazze del borgo de sanrocco ci hanno la campana ma glie manca il batocco"

"Divertente..."

S'era un po' raffreddata... e sentivo che l'antri tre me se staveno a rivortà contro... cercai de esse gentile.

"Devo da ammettere però che sei abbastanza che gliela ammolli a scrivere"

"Grazie, mio caro. Posso dire che i miei racconti piacciono... ma ci sono tante altre brave scrittrici sulla rete... e scrittori, naturalmente."

"Io ne conosco uno... è un amico mio de li Castelli... se chiama Xlater"

"Xlater... Xlater... Mi sembra di averlo sentito nominare. Che tipo è?"

"Boh... è simpatico, ma è un gran fregnacciaro"

"Capisco... e tu? Che tipo sei? Parlami un po' di te..."

"Mah... io sono un tipo semplice. Gusti semplici. L'amici, la Roma, un po' di musica. E la fregna, ovviamente"

"Ah, ti piace allora (ehm...) la fregna..."

"Sì, ma a me mi piace la fregna quella vera, quella coi peli, quella che se sente l'odore"

"Sai, Campana... io ne ho una... Una (ehm...) fregna... di quelle che ti piacciono tanto... La sto toccando, in questo momento... la sento bagnata... manda anche un profumino notevole quando è così..." Era tornata all'attacco. Ingrifamme me ingrifava, ma nu je la volevo da' troppo vinta...

"Lo so, ma io l'odore lo devo da sentire. A immagginarmelo solo non me abbasta."

"Chissà... non è detto che un domani... non si possa..."

"E allora un domani ne riparliamo."

"Improvvisamente... ho voglia di fragola..."

"Ma l'unico frutto dell'amore... è sempre la banana! Ti saluto, cocca. Ti ripasso il Candeletta."

E me arzai. Notai subbito che l'antri tre me guardaveno co' n'aria de disapprovazzione. "Mbè? Che volete? Che ho fatto de male?".

M'arispose er Bufera: "Gnente... solo che... potevi pure esse un po' più gentile... un po' meno burbero..."

"Burbero? E che j'ho detto? E poi, ansenti chi parla, ahò..."

Er Candeletta ner frattempo aveva ripreso er controllo dell'operazzioni.

"Troxya, sono di nuovo da solo. L'amici se ne sono andati via" si girò verso de noi e ce fece l'occhietto. Gran paraculo.

"Ah, meno male... volevo proprio restare un po' sola con te... stasera ho tanta voglia del tuo sesso... del grosso pene di venti centimetri che mi hai detto di avere..."

Subbito io Bufera e Zagabbria cominciassimo a tossicchia'... "Ehm... Ehm... Ehm..."

Candeletta se girò de novo. Imbarazzatissimo. "Embè... ho un po' esaggerato..."

"Gu-guarda c-che noi n-n-nun av-avemo detto gn-n-gnente..." je fece Zagabbria trattenendose da ride.

Candeletta riprese a scrive. "E' sempre qui per te, tutto per te, Troxya, quando lo vuoi..."

A questo punto su lo schermo successe una cosa strana. S'aprì n'antra finestra come quella 'ndo er Candeletta stava a scrivese co' Troxya. Sopra però, invece de "Troxya", ce stava scritto "Tristano". E dentro c'era er messaggio de 'sto Tristano.

"Ciao Candela! Mi autorizzi?"

Er Candeletta era sorpreso quanto noi. "Chi cazzo è mò questo?" si chiese ad arta voce. E je lo scrisse.

"Chi sei?"

"Il mio nick è Tristano. Vuoi fare un po' di cybersesso con me? Ti va?"

"Guarda che ti sbagli"

"Sono un bel ragazzo, alto, palestrato. Ho un cazzo enorme, e ora ce l'ho duro in tuo onore. Ti andrebbe di succhiarmelo, vero? Dimmi che me lo succhieresti..."

"Ma nemmanco per sogno!"

"Io poi ti slinguo la passera. Mi metto tra le tue gambe e ti comincio a leccare. Ti piace l'idea? Ti stai bagnando? Toccati un po', dai. Dimmi come sei vestita."

"Scemo guarda che sono un uomo"

"Un uomo? Mi prendi per il culo? Hai un nick femminile... finisce con la A... CandelA... dai strizzati i capezzoli per me... io mi sto masturbando... tra un po' vengo... schizzo sullo schermo... dimmi che lo vorresti in bocca..."

"Vaffanculo frocio, pussa via! Ho detto che sono un uomo! Mi chiamano Candela perché faccio l'elettrauto!!"

"Oh... cazzo! Allora sei un uomo davvero... scusami... cazzo, stavo quasi per venire... adesso mi è tornato tutto indietro... devo sbrigarmi a trovare qualche cybertroia... ciao Candela, scusa..."

Noi tre intanto, che avevamo capito, se stavamo a sbudella' da le risate.

Er Candeletta chiuse la finestra de Tristano e riaprì la finestra de Troxya, che intanto era annata avanti a scrive per un ber pezzo.

"Voglio il tuo sesso... tu sei steso sul letto... io come una pantera vengo a strisciare tra le tue gambe... non muoverti, non parlare, non fare niente... scompari dalla mia vista. E' il tuo sesso che voglio... Lo vedo, è lì che mi aspetta, enorme e imponente... è grosso... è duro. La mia bocca freme... la mia lingua si agita... voglio lui, solo lui... non te. Mi avvicino... lo guardo... lo prendo in mano. Gli parlo... gli dico che lo adoro... che sono pazza di lui... che sono la sua schiava... che vivo per lui.. par dargli piacere. Lui tace, orgogliosamente. Allora comincio a baciarlo... con passione... con gusto... La mia lingua si affaccia tra le mie labbra tumide e comincia a sfiorare quella carne pulsante, calda e coriacea... Vorrei leccarlo per ore... è il mio cazzo-padrone... Lascio scivolare la cappella tra le mie labbra, e succhio piano le gocce aspre del tuo desiderio... tu non devi muoverti... non devi parlare... voglio solo il tuo cazzo... non parlare... non dire nulla... non dire nulla...

Candela?

Candela ci sei???"

Er Candeletta lesse de corsa tutta quela sbrodolata, ché era rimastro indietro pe' corpa de Tristano. Me sa che era da un ber po' che quer messaggio era fermo lì a aspetta' 'na risposta. Lui scrisse frettolosamente, trovando 'na scappatoia da gran paraculo.

"Ci sono ci sono. Ma mi hai detto di non parlare..."

Per lunghi secondi non arrivò nessuna risposta. Er Candeletta era ner panico. "Oddio, me la so' persa...".
Poi finarmente apparve 'na frase.

"Il tuo cazzo nel culo mi sta sfondando... sento un dolore lancinante... ma mi piace... ti prego, spingi ancora... più forte... più forte..."

Er Candeletta era un po' spaesato. Esitando scrisse: "Ma... Troxya... non stavamo... non ti stavo inculando..."

Passarono ancora lunghi secondi de attesa. Poi arivò n'antra frase.

"Tua moglie gode come una pazza... io insisto a slinguazzarla sul clitoride, mentre lei continua a succhiare sbavando il cazzo enorme del negro... e tu, mentre mi sbatti alla pecorina, le ripeti che è una gran porca... una gran troia... una zoccola meravigliosa..."

"Troxya" je scrisse er Candeletta "ma che mi stai a scrivere? Quale moglie? Quale negro?"

Ce fu ancora n'attesa... stavorta più lunga... poi ancora un'antra frase che nun c'entrava un cazzo...

"Leccami gli stivali, verme... puliscili con la tua lingua schifosa... e fallo bene, altrimenti tornerò a frustarti su quelle chiappe mollicce da schiavo..."

"Troxya, ti prego... cosa dici? Ti stai confondendo..."

"Come? Oh... scusami Candela... stasera ICQ mi si sta impallando... con tutte queste finestre aperte sto combinando un casino... sto mischiando tutto... mi potresti ricordare cosa stavo facendo con te, esattamente?"

Er Candeletta nun riusciva a raccapezzacce gnente.

"Me lo stavi a succhiare"

"Ah, già, sicuro... aspetta... sei quello dello scompartimento del treno?... o il capoufficio, con la segretaria troia sotto la scrivania?"

"No... sul letto..."

"Sul letto... certo... come no? Scusa, ho solo fatto un po' di confusione... certe sere c'è troppo traffico... siete in troppi... mica ce la faccio a star dietro a tutti... Dunque... Le mie labbra sono spalancate per accogliere il tuo cazzo enorme... lo sento scivolare veloce e deciso sulla mia lingua mentre agito la testa su e giù... su e giù... la tua mano mi prende per i capelli della nuca e mi impone un ritmo forsennato.... poi mi blocca e mi spinge... costringendomi a prenderlo sempre più in fondo... oohhh... mi sento strozzare... ma mi piace da impazzire..."

Er Candeletta aveva ripreso colore e era tornato a toccasse sui pantaloni. Prima de risponne se girò verso de noi. "Ragazzi, ve dispiace tanto si ve chiedo che me lasciate da solo co' Troxya? Cercate de capimme..."

"Nun te proccupa', Candele'" risposi io. "Avemo capito... vai tranquillo che se n'annamo...."

E così dopo un rapido giro de saluti lo lasciammo davanti er piccì a batte sui tasti co' na mano e a smucinasse er cazzo co' l'antra. Che scena pietosa!

Appena fori da casa sua, dissi subbito all'antri due "Certo rega', che er Candeletta sta ridotto proprio male..."

Ma loro, 'nvece de risponneme, erano tutti e due zitti e pensierosi. Come si nun m'avessero sentito. Insistetti "Ahò... se sta propio a ammazza' de pippe... è propio partito de capoccia... nevvero?"

Gnente, silenzio assoluto. Fu Zagabbria er primo a parla', quarche minuto dopo, mentre stavamo a torna' ar bare.

"S-s-sapete che st-sto a p-ensa'? Io c-credo che ar g-giorno de oggi, avecce er co-co-computer dentro casa, or-r-rmai è q-quasi ind-disp-spensabbile..."

"E c'hai raggione..." rispose er Bufera. "Come se pò campa', oggi comme oggi, senza er piccì e senza de Internet?"

"C-c-cioè... v-vojo di'... anche pe' un di-discorzo c-c-curturale... n-nun s-se pò mica resta' t-tajati fori da tutto..." 

E er Bufera insistette "E certo... e poi ce sta pure er fatto de pote' socializza' ar de fori der proprio ambito sociale e geografico..."

Io me li stavo a senti' senza capicce gnente. Nun sapevo se staveno a scherzà o a di' sur serio. Però me sentivo che 'sti discorzi nun portaveno gnente de bono.

E infatti c'avevo raggione...


[Continua nella Terza Parte]



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