UNA STRANA NOTTE MOSCOVITA - By Iside & Xlater
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  Questa è una cosa stranissima. Difficile da definire, ma gradevole da leggere. C'è un bellissimo racconto incompiuto, una dotta disquisizione letteraria (che e' anche la testimonianza di una sincera amicizia) tra due autori, un finale del peggior Xlater demenziale.
Purtroppo non è stato inviato sul newsgroup quando era il momento giusto e forse non vedrà mai la luce su ISR.
Iside, Iside... per certe cose bisogna saper "cogliere l'attimo"... non lo dici sempre anche tu?

 

Questo scritto è diviso in tre parti.

  1. "Untitled: L'incompiuta" by Iside
  2. "Carteggio epistolare tra due autori" by Iside & Xlater
  3. "Finale a sorpresa" by Xlater

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I. "Untitled: L'incompiuta" by Iside

Era già buio da ore, la vecchia Lada di Ivan si dirigeva verso la città, sferragliando sulla superstrada.

Giulia, seduta accanto a lui, osservava il paesaggio scorrere dietro il finestrino, brandelli di periferia triste e sporca, come quella di tante altre città che aveva visitato. Né più, né meno... Ivan non parlava, lei non gli faceva domande, intenta ad immergersi nell'atmosfera della metropoli che schiudeva loro, miglio dopo miglio, il suo atipico cuore eurasiatico.

La macchina prese l'ampia strada che saliva alla Collina dei Passeri, sede dell'università di Mosca, da dove si godeva la vista più bella...

Una curiosa notte senza luna era scesa su quella città spaventosamente austera e orgogliosa di se stessa. La temperatura era scesa ancora, il termometro a cristalli liquidi che svettava in cima ad uno dei quattro possenti palazzi staliniani che delimitavano il centro della città come pilastri di una cattedrale gotica, segnava meno diciassette. Giulia tremava nonostante il cappotto, nonostante il colbacco, nonostante i guanti e nonostante la vodka che aveva in corpo. Nonostante Ivan che la scrutava col suo sguardo ampio e avvolgente.

Si avvicinarono al ciglio della strada... Prima di affacciarsi su quello che sapeva essere un palco privilegiato per il migliore spettacolo che Mosca offre ai suoi visitatori, Giulia si voltò a contemplare l'edificio illuminato dell'università.

Come tante altre discutibili opere dell'architettura russa che aveva avuto modo di osservare, il palazzo si stagliava altissimo e massiccio, a spezzare bruscamente l'omogeneità dello schermo nero del cielo. Sembrava un'astronave in fase di decollo, una mostruosa costruzione che voleva sfidare le imprese che i suoi stessi frequentatori avevano realizzato.

Mio Dio, pensò, questi uomini vogliono essere sicuri di non dimenticarsi che sono stati capaci di conquistare lo spazio...

E si immaginava un countdown sciorinato in quella lingua incredibile, mentre tanti Ivan Gromskj spedivano qualcuno di loro a velocità inimmaginabili fuori dall'atmosfera terrestre.

La statua di Yuri Gagarin, gigantesca, era l'immagine di un uomo-missile, con le braccia tese verso il basso come le ali strette di un aereo da guerra e il volto a fissare la luna, la meta agognata di un viaggio a lungo progettato e poi, infine, incredibilmente realizzato. Ma non da loro. Non dai sovietici.

La vita è strana a volte...

La vita è così strana a volte che è possibile che una Giulia Malfatti, di anni 32, nazionalità italiana, passeggi mano nella mano con un Ivan Gromskj di anni 44, nazionalità russa, desiderando ardentemente di finire nel suo letto moscovita. Non perdeva occasione di farglielo capire, appoggiandosi al suo braccio con tutto il corpo, sfiorandolo ogni volta che le riusciva, fissandolo negli occhi azzurri, contrapponendo il suo sorriso aperto e solare a quello di lui, sfigurato da un esasperato autocontrollo.

Non ce l'aveva fatta, Giulia, a portarselo a letto a Stoccolma. Eppure ci aveva provato in tutti i modi, aveva usato tutte le sue armi, almeno quelle che in passato avevano sempre riscosso un certo successo. Solo l'ultima sera, alla cena di gala conclusiva, era riuscita a scuoterlo dalla sua apparente indifferenza e a farsi baciare selvaggiamente, schiena contro il

muro, in uno dei corridoi di servizio dell'albergo in cui alloggiavano.

Ma ad un tratto lui si era quasi divincolato.., aveva farfugliato una scusa e l'aveva lasciata lì, schiena contro il muro e vogliosa. La notte l'avevano passata ciascuno nella propria stanza a pensare nelle rispettive lingue a ciò che era successo.

Lingue diverse, stesse emozioni, stesso senso di incompiutezza. Desiderio.

Questa volta tutto sembrava segnato. Un uomo che invita una donna a dormire a casa propria non può avere solo l'intenzione amichevole e ospitale di farle risparmiare i soldi dell'albergo. Una donna che accetta un invito del genere da un uomo non può aspettarsi che lui abbia solo l'intenzione amichevole ed ospitale di farle risparmiare i soldi dell'albergo.

Giulia attendeva il momento con ansia, godendosi minuto per minuto il tempo che passava rapido e che la portava sempre più vicina al punto in cui non ci sarebbe stato nulla da fare, nulla al di fuori del sesso. Perché poi le parole finiscono, gli argomenti si esauriscono, non perché non ce ne siano più, solo si eclissano temporaneamente per lasciare spazio alla naturale voglia di procurasi piacere a vicenda.

"Non riesco mai a capire se amo una persona, ma riesco sempre a sentire chiaramente se la desidero".

Giulia faceva queste riflessioni, mentre la notte l'avvolgeva tutta quella capitale di un impero decaduto, dove la gente soffriva come sempre, ma lo faceva con una dignità e con un coraggio che lasciava interdetti.

Accanto a lei, loro, i russi correvano sul ghiaccio con falcate decise e costanti , rese sicure dall'abitudine. Correvano verso le loro case riscaldate come forni, per non uscirne più fino all'indomani.

In inverno a Mosca non si passeggia, le aveva detto Ivan.

Alla fine si voltò e permise allo spettacolo di cominciare. Dalla collina il panorama mozzafiato di una distesa in bianco e nero, una città enorme, oscura e pesante, contrastata nella sua assenza di luce dal manto di neve e ghiaccio che la soffocava inesorabile ma che almeno le restituiva un minimo di luminosità riflessa. E poi, il silenzio irreale di una notte calata già da ore a smorzare il frastuono tipico di una metropoli. Solo le stelle rosse del Cremlino scintillavano di colore in lontananza delineando i contorni della fortezza proibita.

Giulia appoggiata alla balaustra continuava a tremare dal freddo. Lo spettacolo che le si parava davanti agli occhi e la vicinanza vigile di Ivan, tuttavia, le procuravano una strana sensazione. Un'eccitazione particolare, a metà tra l'emozione del viaggiatore di fronte ad un paese nuovo e quella della sposa alla sua prima notte di nozze.

E poi essere lontani da casa, lontanissimi, senza dover affrontare i dannati problemi di tutti i giorni, spegni la sveglia, prendi la macchina, corri a lavorare, mangia qualcosa di fretta, torna a casa, guarda il telegiornale, mangia qualche altra cosa di fretta, vai a dormire e poi ricomincia ancora, ancora una volta.

Si girò a cercare quell'uomo che le respirava vicino, Ivan stava a pochi centimetri da lei, poco più indietro, e sorrideva. Giulia lo abbracciò, affondando la faccia nel suo cappotto, respirandone il profumo.

"Sono contento che sei qui..." fu tutto quello che le seppe dire.

Era ora di andare, ora di avvicinarsi al clou della serata e la tensione saliva.

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II. "Carteggio epistolare tra due autori" by Iside & Xlater

==== Iside wrote:

Caro Xlater,

Questo e' il polpettone ala "Guerra e Pace" su cui sto lavorando, una cosa terribile...

Mi sono persa nelle descrizioni paesaggistiche e mi è calata la giusta tensione per rappresentare in modo decente qualche scenetta di quelle che sappiamo.

Non riesco a passare al nucleo propriamente erotico ... In realtà credo di essermi fatta trasportare troppo dall'ambientazione e dalla storia.

Tutto è possibile prima che io mi decida a postarlo. E' possibile che lo modifichi o che lo butti via del tutto. Sicuramente c'è ancora molto da fare.

 

==== Xlater wrote:

Cara Iside,

[...] Bellissima l'ambientazione. Ci sai proprio fare a scrivere e a descrivere. Una cosa del genere e' veramente fuori dalla mia portata. Complimenti vivissimi.

Giustamente ti preoccupi per la lunga premessa alla fase "calda". Capisco la tua preoccupazione. Per me andrebbe bene anche cosi', ma effettivamente c'e' qualche ritocco che potresti fare per diluire la tua sensazionale ambientazione all'interno di qualcosa di eroticamente piu' stimolante.

L'obiettivo e' quello di mantenere la poesia della descrizione del clima gelido e dello squallore affascinante del luogo, ma allo stesso tempo creare nel lettore una maggiore aspettativa di quello che sara'. Dovrebbe essere possibile riuscirci provando ad essere piu' esplicita nel descrivere l'eccitazione e l'attesa di Giulia per quella notte d'amore con Ivan. Non serve andarci giu' troppo pesanti, basta rendere un po' piu' viva l'immagine del desiderio di Giulia per il russo.

Inoltre potresti alternare un periodo descrittivo dell'ambiente a un "soggettivo" di Giulia. Per esempio io avrei posposto la parte "Si avvicinarono ... non dai sovietici" a quella che parla di Stoccolma. Cosi' avresti: descrittivo "Una curiosa notte senza luna..." soggettivo-erotico "La vita e' cosi' strana a volte...(Stoccolma)". Ora hai acceso un po' di tensione e di curiosita', beccatevi 'sto descrittivo, lettori. "Si avvicinarono... architettura sovietica... Yuri Gagarin..." e ora di nuovo soggettivo-erotico "Questa volta tutto sembrava segnato...(stasera si scopa)".

E magari far succedere qualcosa di piu' a Stoccolma. Per esempio, durante la selvaggia pomiciata a schiena contro il muro, Ivan avrebbe potuto far scivolare una mano nelle mutandine di lei, donandole un rapido orgasmo, uno di quelli che non ti appagano, anzi ti stuzzicano a volere ancora di piu', in particolare se Giulia, contemporaneamente, era riuscita da sopra i pesanti vestiti, a palpare l'erezione di lui e misurare cosi' il suo desiderio (in contrasto con i suoi modi freddi). Tutto cio' avrebbe acuito la tensione tra i due e il sottinteso che quella notte sarebbe accaduto qualcosa.

Su quello che accadra' sono abbastanza curioso. Ovviamente hai in mente qualcosa di piu' di una semplice tenera notte d'amore. Quella ormai se l'aspettano tutti. Dovrai inventarti la sorpresa, il colpo di scena, l'imprevisto. Scommetto che non mi deluderai.

Piuttosto mi immagino lo scalpore sul newsgroup, quando si accorgeranno che Iside ha abbandonato a sorpresa i temi saffici per una storia puramente etero. Migliaia di lurker famelici che finora ti avevano trascurato ("tanto questa e' lesbica persa...") prenderanno d'assalto la tua mailbox.

==== Iside wrote:

Caro Xlater,

Grazie per i suggerimenti.

Sono contenta che ti sia piaciuta la descrizione di Mosca. Non me la sono inventata, sono le impressioni che mi sono portata a casa da un viaggio meraviglioso che ho fatto un paio di anni fa. Certo, una meta non molto turistica, ma... ne è valsa la pena. Una città incredibile che non può lasciarti indifferente, nel bene e nel male.

Comunque il mio racconto non lo mollo.

Stasera si prospetta una seratina interessante, spero di trovare qualche spunto per la ormai famosa "tensione" che va e viene. Peccato questa pioggia!

 

==== Xlater wrote:

Cara Iside,

Ho pensato un po' al tuo "untitled" moscovita. Per me non ne esci. La notte la devi saltare. Qualsiasi numero Giulia e Ivan possono inventarsi non potra' essere che una banalizzazione rispetto all'atmosfera di attesa che hai creato. Allora: stacco. La mattina dopo Giulia e Ivan si ritrovano abbracciati nel tepore del lettone. Stanza coi vetri appannati del freddo mattutino. Quello che e' successo lo si immagina, lo si intuisce. Ivan deve uscire presto e lascia Giulia sola. Ma Giulia non s'era accorta che nella stanza accanto dormiva la sorella di Ivan, Katja. Katja e' gentile e ospitale. Non parla inglese, Con Giulia si capiscono un po' a gesti e un po' con il minimo di russo che conosce Giulia. Le prepara la colazione, l'accompagna a lavarsi portandole l'acqua calda e... beh, lo sai meglio (troppo meglio) di me cosa puo' succedere in certi frangenti. Il contrasto tra la donna occidentale e quella matrona slava, coi capelli biondo cenere e la carnagione rosea, cosi' lontana dai canoni estetici cui fa riferimento Giulia, eppure cosi' dolcemente femminile e attraente.

Io dico che da un canevaccio del genere Iside ci tira fuori un capolavoro. Non e' molto carino da parte mia suggerirti come svolgere il racconto. Per cui sentiti libera di buttare nel cesso Katja e tutta la mia idea se non ti piace o se stride con i tuoi intendimenti iniziali. Certo che se seguissi anche in parte i miei suggerimenti, e facessi precedere sul ng il tuo racconto da un "ringrazio Xlater per i suoi preziosi suggerimenti" credo che morirei dalla libidine.

==== Iside wrote

Caro Xlater,

Mi sa che hai ragione tu riguardo all'untitled. La parte erotica che ho in mente è abbastanza scontata, tutto è scontato. La mia scommessa era quella di riuscire a rendere eccitante anche una scopata tradizionale e per giunta annunciata. Poi nelle mie intenzioni originarie ci doveva essere una storia... una storia particolare che non coinvolgeva altri personaggi ma che comunque doveva contribuire a rendere quell'unica notte ("tutto in una notte") veramente irripetibile.

Tuttavia sono molto confusa al momento, non so davvero che pesci pigliare. E poi ti ci metti pure tu con la matrona slava a turbare i miei sonni già di per sé tormentati! :-)

Ero riuscita a mettere da parte Federica per concentrarmi sul maschio Ivan, uomo duro e tutto d'un pezzo, e tu mi tiri fuori un donnone "così dolcemente femminile e attraente"?

Okay, sono un'ondivaga, lo ammetto, ma... un po' di comprensione...

Fortuna che ci sei tu a tirare la barca verso sponde familiari. :-)

A parte gli scherzi stupidi, grazie per il suggerimento. Sicuramente può emancipare la mia scontatissima storia dalla situazione di stallo in cui è piombata. E se alla fine arriverà in porto (un giorno), Katja o non Katja, credo che sarà un piacere ringraziarti pubblicamente. Mi autorizzi, vero?

==== Xlater wrote:

Cara Iside,

[...]Per tornare a Untitled, sono arrivato alla conclusione che Ivan mi sta un po' antipatico. Mi ricorda un po' Manuel della doccia. Un pezzo di ghiaccio...

E a questo punto mi devi togliere un dubbio.

>Fortuna che ci sei tu a tirare la barca verso sponde familiari. :-)

"Fortuna che ci sei tu" basta a tenermi di buonumore per giorni e giorni. E va bene. Ma per il resto della frase puo' avere due interpretazioni, secondo quali sono per te le "sponde familiari".

Potrebbe voler dire che, suggerendo per Giulia un finale saffico tra le braccia della matrona slava, sto cercando di riportarti nell'ambito familiare dei tuoi racconti di Federica.

Oppure che la nostra amicizia ti sta aiutando a riprendere contatto in maniera proficua con l'universo dei maschietti (sponda familiare?), dopo che per qualche ragione te ne eri allontanata.

In ogni caso mi sembra evidente che, nei tuoi scritti e forse nella vita reale, stai cercando "l'uomo". Da una parte c'e' Ivan, un modello un po' astratto, una specie di contraltare della bambola gonfiabile, un Manuel da sogno erotico, insomma. Finto... artificiale...

Dalla parte completamente opposta c'e' il baronetto Peter, passato dal tuo inconscio a usenet in un lampo. Un tipo che affascina con i propri racconti, che coinvolge l'ingenua Claudine nelle proprie magie, e la induce ad atti impuri (o almeno per Claudine inusuali) con la scusa di tener viva la "tensione" dell'incantesimo. Non ti ricorda qualcuno?

(Gli atti impuri vanno interpretati in maniera simbolica. Anche una corrispondenza telematica molto intensa con un uomo porterebbe Claudine, reduce da un altro universo, a scrivere impaurita a Florence "Dio mio... che strana malattia e' questa?...")

 

==== Iside wrote:

Caro Xlater,

sai che c'è? Che Ivan me sta antipatico pure a me! Odio gli uomini senza senso dell'umorismo, odio in generale le persone senza senso dell'umorismo.

Avevo concepito questa storiella etero perché non volevo continuare sullo stesso binario di Federica... Non per altro, in realtà io avrei continuato pure, ma alla fine insistere sullo stesso argomento credo che avrebbe scocciato.

E poi me lo sentivo... che dovevo scrivere qualcosa di diverso...

Boh, non lo so...

Ho scritto la storia di Claudine in maniera del tutto inconsapevole, per puro divertimento, e ora scopro che da quella specie di raccontino emergono più cose di me che dalla più sincera delle lettere che posso scrivere? Mi ero già accorta dello squarcio sulla mia vita costituito dalla "lamentatio" di Claudine per l'abbandono della bella cugina a favore del marito inglese e ora scopro che tutto il racconto nasconde un desiderio inconscio dell'uomo ripudiato per diverso tempo ma in definitiva sempre desiderato?

==== Xlater wrote:

Cara Iside,

[...] Quanto a Ivan, facciamolo fuori! Si imbattono in un funzionario dell'ambasciata italiana, un tipo che Giulia aveva conosciuto di sfuggita e che trovava cordialmente antipatico. Un raccomandato, furbo, pieno di se', neanche bello, ma con un suo strano appeal.

Scambia due parole in russo incomprensibile con Ivan. Allora Ivan saluta Giulia con un sorriso e se ne va. "Cosa gli hai detto?" "Gli ho detto che sei la mia ragazza e che ero venuto a prenderti." "E perche' l'hai fatto!?" "E' chiaro, no? Volevo restare solo con te."

Giulia lo odia sempre piu'. Mentre viaggiano sul suo macchinone diplomatico blu (che contrasto con la Lada!), lei e' affascinata da Mosca. Lui invece. "Odio questo posto. Per fortuna tra due mesi me ne torno alla Farnesina. Ci pensi? La sera stacco e vado a vedere le partite di Coppa allo stadio senza nemmeno spostare la macchina dal parcheggio."

La porta in un locale di streap tease! "Scusami, Giulia. Spero che non ti imbarazzi. Ma sono gli unici posti dove si beve qualcosa di decente..."

Poi pero' in qualche modo la seduce. A letto e' egoista. La sfrutta in tutti i modi, senza mai nemmeno fingere che lei possa essere altro per lui che il divertimento di una notte. Ma stranamente questo a Giulia piace.

Come lo vedi quest'altro sviluppo?

==== Iside wrote:

Caro Xlater,

Ho capito perché il mio untitled non va. Mi sembra un po' la scoperta dell'acqua calda, ma almeno ci sono arrivata. Non è un racconto erotico, non l'ho concepito e impostato come racconto erotico, ecco perché trovavo tanta difficoltà ad infilarci le scene di sesso. E allora mi sa che, se mai lo finirò, non vedrà mai la luce su ISR a meno che non lo faccia precedere da un OT grosso come una casa.

==== Xlater wrote:

Cara Iside,

[...] Povero Ivan... lo vedo proprio male... ora non e' nemmeno piu' un racconto erotico...



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III. "Finale a sorpresa" by Xlater

Ivan alzo' il volto verso la buia notte moscovita, e con pesante accento russo urlo' "Iside! Cuosa essere questa stuoria!"

La voce calma e paziente di Iside si materializzo' nel gelo.

"Che problema c'e' adesso Ivan?"

"Tu pruomesso che io scuopare Giulia..."

"Ho cambiato idea..."

"Niente giusto questo..." Ivan era imbufalito.

"Ivan, pero' e' anche un po' colpa tua... guardati... sei freddo, impertubabile, senza un pizzico di umorismo..."

"Queste sono cazzate di tuo amico Xlater... perche' lui non pensa cazzi suoi?... umuorismo... vieni tu a vivere qui... niente suoldi... niente riscaldamento... niente divertimento... vuoglio vedere se tu ridere tanto... Basta! tu ricca occidentale insensibile... non vuolere te autrice... tuorno a casa da mia suorella..." Entro' nella Lada, sbatte' la porta e spari'.

Iside sospiro' "Dio mio! Xlater ti prego, vieni a darmi una mano... tu queste situazioni le conosci..."

Si materializzo' una seconda voce. "Ciao Iside! Posso aiutarti?"

"Ciao Xlater. Che casino! e come me ne esco?"

Intervenne Giulia. "Iside! vedi di levarmi da 'sta situazione. Fa un freddo cane qua..."

"Subito Giulia... Xlater, hai qualche idea?"

"Mmmh... piu' o meno quella che gia' ti ho detto..." ticchetto' sulla tastiera e in un attimo apparve la macchinona blu diplomatica con il funzionario dell'ambasciata. Freno' sgommando a pochi metri da Giulia e le fece l'occhietto da dentro l'abitacolo.

Giulia alzo' gli occhi al cielo. "Nun ce prova', Iside. Io con quello non ci vado..."

"Non e' cosi' male, Giulia" le spiego' paziente Iside "vedrai, sapra' sedurti piano piano...."

"Ma che schifo... non se ne parla proprio..."

"Vuoi restare tutta la notte a congelarti su questo ponte?"

"A Iside... e' un mese che me stai a tene' congelata dentro 'sto racconto. Sai che me ne po' frega'..."

Il funzionario apri' il finestrino. "Xlater! Mi sembra di capire che non servo piu', vero? Posso andare allora? Ho tra le mani una modella diciannovenne..."

"Vai pure" rispose Xlater "...e scusami..."

"Non ti preoccupare... e meglio che sia finita cosi'... tanto 'sta Giulia non era niente d'eccezionale. Anzi, lo sai che penso? Per me e' pure mezza lesbica..." mise in modo e parti' sgommando.

Iside e Giulia erano arrossite. Xlater imbarazzato. "Scusatelo... non sapeva quello che diceva. I personaggi certe volte..."

Iside lo tranquillizzo' "Non ti preoccupare Xlater. Ma ora che facciamo... che ci inventiamo?"

"Cerchiamo di farci dare una mano da qualcun altro..."

"E chi?"

"Che ne pensi di quella Cristina... quella che scrive tutti quei deliziosi raccontini romantici..."

"La conosco. E' brava. Ma in una situazione del genere..." Iside era perplessa.

"Fidati di me. Vedrai." E Xlater chiamo' "Cristina!... Cristina!..."

"Cari amici... " una terza voce si materializzo'. " Io... io vi ringrazio. Il mio cuore e' colmo di gioia. Non sapro' mai dirvi quanto grande e' in me..."

"Cristina, ci puoi dare una mano?" taglio' corto Xlater

"Credo di si'. Ma prima, amici, permettemi di dirvi quanto..."

"Ce lo dici dopo. Ora scrivi!"

Scrisse.

Nel cuore di Giulia albergava una triste amarezza. Il suo amato Ivan l'aveva abbandonata. La luna e le stelle le apparivano appannate dietro la coltre di lacrime che le affogava gli occhi.

"Bello" commento' Xlater.

"Continua" la incoraggio' Iside.

Confuse con le stelle brillavano fioche le rare luci della citta'. Il cuore di Giulia sanguinava. Si appoggio' alla balaustra, affranta, disperata. Venti metri sotto di lei il fiume scorreva placido. La sua vita non aveva piu' un senso. Un ultimo singhiozzo, un ultimo sospiro, e si lancio' urlando nel vuoto.

"Nooooo!" urlo' Iside.

"Cazzo fai!" rincaro' Xlater.

Dal basso si senti un tonfo sordo e la voce di Giulia.

"Li mortacci voooostriiii!!!!"

"Cristina" domando' Iside con un tono minacciosamente indifferente "ti sei chiesta se il fiume a Mosca d'inverno, a ventisette sotto zero, non sia per caso ghiacciato?"

"Oh!" Cristina era senza fiato "Scusate amici... io... io sono mortificata... vi giuro non volevo..." e spari' sussurrando "Belin... che figura!"

Dal basso continuavano a salire i gemiti lamentosi di Giulia.

"E adesso?"

Xlater ci penso' un attimo. "Come la vedi una gangbang dentro l'ambulanza? Tre grossi infermieri russi che se la spupazzano senza freni..."

"Prima ancora di rimetterle a posto le ossa?"

"E' piu' fico!"

"Ma dai, Xlater!"

"Vabbe'... pero' intanto l'ambulanza chiamiamola... ci pensi te?"

Fine.


Iside & Xlater


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Per scrivere a Xlater: xlater@hotmail.com

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