PER L'ULTIMA VOLTA
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   Nel newsgroup non lo confessero' mai. Ma agli amici che visitano il mio sito...
Ebbene, Giada... sono io. Sono io, voglio dire, l'autore di questo racconto che su it.sesso.racconti e' apparso firmato da "Giada".
Volevo provare a cimentarmi con un tema saffico, e scrissi questo racconto. Ma al momento di postarlo mi resi conto che firmandolo come Xlater sarebbe apparso finto, artificiale. Avrebbe perso un po' di "pathos". Scritto invece da una donna, con la vaga allusione a qualche riferimento autobiografico, ero sicuro che avrebbe avuto un impatto maggiore. Cosi' ho cercato di emendarlo di tutte le caratteristiche più riconoscibili del mio "stile" personale (non completamente, però...) e l'ho firmato come "Giada".
Ho avuto riscontri abbastanza positivi, ma non so quanto conti. Generalmente, davanti a una firma femminile, i complimenti si sprecano sempre.
Non è mica giusto, signori. Proprio non è giusto...  


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Per l'ultima volta

Sapevo che prima o poi sarebbe successo, ma non per questo mi fece meno male.

Il discorso che mi fece Ivana era sensato, razionale, saggio, condivisibile. Io la ascoltavo in silenzio, con un nodo in gola, annuendo di tanto in tanto, seduta accanto a lei sul divano. Conoscevo quel discorso, me lo aspettavo, lo avevo immaginato esattamente cosi', quasi parola per parola.

La coppia, il matrimonio, la famiglia, i bambini. La necessita' di interrompere un rapporto, il nostro, che comunque non aveva senso, non aveva futuro. E poi Giorgio, il maledetto Giorgio. Giorgio buono, Giorgio intelligente, Giorgio sensibile, Giorgio comprensivo. Giorgio che addirittura sapeva che lei in quel momento era qui con me. Giorgio che aveva tutto quello che serviva per renderla felice. Io capivo, annuivo, soffrivo.

Avrei voluto urlare quello che avevo dentro di me, come un mattone caldo sullo stomaco. Sei stata l'unica donna per me, Ivana. Mi abbandoni cosi', senza alcun desiderio di tornare a frequentare i ragazzi, senza il coraggio e la possibilita' di cercare un'altra ragazza. Indefinita: ne' carne, ne' pesce. Condannata, negli anni migliori della mia vita, della mia bellezza, della mia voglia d'amare, a restare senza amore. Lo capisci questo, Ivana? Te ne rendi conto, Ivana, del male che mi stai facendo?

Non ce la facevo a dirlo. Mi resto' dentro bruciando finche' non scoppiai in un pianto dirotto. Ivana mi abbraccio' e mi strinse, io le restituii l'abbraccio. Comincio' a baciarmi, sulle guance, sul collo, sulla bocca, e presto mi ritrovai la sua lingua contro la mia, mentre tra i nostri corpi scoccava l'ormai familiare scintilla. Passai direttamente dai singhiozzi del pianto ai gemiti d'eccitazione.

Mi apri' la camicetta e prese a baciarmi i seni. Ero sopraffatta dal dolore e dal desiderio.
Poi mi spoglio' dei pantaloni e delle mutandine e comincio' a darmi piacere con la sua lingua esperta. Le ci vollero pochi minuti per portarmi ad un orgasmo intenso e tormentato.

Si spoglio' e si stese sul divano, aspettando che contraccambiassi, cosa che io feci con lo stesso trasporto di sempre, anche qualcosa in piu'. Mentre la leccavo faceva ondulare il bacino contro la mia bocca. Non erano le vibrazioni istintive e incontenibili della donna che si avvicina all'orgasmo, ma un gesto voluto e studiato per aumentare il proprio piacere. Era sempre stato cosi', con lei. Io stavo industriandomi con passione per donare piacere alla donna che amavo. Lei stava gustandosi una leccata di fica da una bella ragazza, dieci anni piu' giovane di lei. Era sempre stato cosi'. Ma stavolta mi feriva di piu'.

Continuammo a lungo a scambiarci effusioni. Ero dolorosamente conscia che era l'ultima volta e avrei voluto che non finisse mai. Come sempre, terminammo il nostro incontro nella posizione del sessantanove, regalandoci orgasmi l'un l'altra fino ad essere totalmente stremate. Poi pero', di solito, restavamo abbracciate, a parlare, a scherzare, a dire stronzate, a ridere. Stavolta invece si alzo', si vesti' e se ne ando' senza una parola.

Rimasi a lungo ferma, sdraiata, completamente immobile. Avevo paura.

Avevo paura di perdere troppo in fretta il suo sapore nella mia bocca. Avevo paura che si asciugasse troppo in fretta la sua saliva, mista ai miei succhi, tra le mie gambe. Avevo paura che il mio corpo dimenticasse troppo in fretta in caldo contatto con il suo.

Avevo paura di quello che sarebbe stato domani.

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Per scrivere a Xlater: xlater@hotmail.com

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