DIAVOLETTA DIAVOLETTA
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Ritorno a scrivere dopo un lungo periodo. Mi sembra di non essermi troppo arrugginito...

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Diavoletta Diavoletta

your mama told you to be descreet
and keep your freak to yourself
but your mama lied to you all this time
she knows as well as you and i
you've got to express what is taboo in you
and share your freak with the rest of us
cause it's a beautiful thang
(Macy Gray "Sexual Revolution" - 2001)


"Voglio diventare una zoccola... una grande troia... voglio scoparmi un sacco di uomini e godere come una pazza... come una porca..."

"Brava!"

Stefy esitò un attimo. Ma le dita bagnate, quasi da sole, ripresero subito a muoversi nelle mutandine.

"Voglio fare un sacco di pompini... farmi inculare... voglio far morire gli uomini di goduria... e farmi ricoprire di sperma..."

"Perfetta! Semplicemente perfetta!"

La sensazione era stata chiara. Aveva sentito una voce maschile. Com'era possibile? Era sola, nel letto, nella sua stanza buia. E poi la voce non sembrava venire da fuori, ma da dentro di sé. Il piacere era tornato indietro. Attese qualche secondo. Silenzio.

Solo uno scherzo dell'immaginazione, pensò. Cercò di tornare a concentrarsi su quello che stava facendo. Le dita ripresero a muoversi, e la sua mente tornò a formulare pensieri.

"I cazzi... voglio un sacco di cazzi... voglio provare un sacco di cazzi... mi piace il cazzo... bello duro, gonfio, grosso... voglio sentirmelo dappertutto... in bocca... nella figa... in culo... voglio bere un sacco di sborra..."

"Ottimo! Continua così!"

Stavolta non aveva dubbi. "Ma insomma! Chi cazzo sei?"

Formulò la domanda nella sua mente, ossia lì dove aveva sentito quella voce arrivare. E proprio da lì arrivò la risposta.

"Oh, nulla... non farci caso... scusa se ti ho disturbato... continua pure..."

"Continua un cavolo! Ora mi dici chi sei e come fai a parlarmi da dentro la mia testa!"

"Uhm... e va bene..." La voce tossicchiò, esitò, e poi con tono molto teatrale sibilò: "Sono il tuo demone tentatore, piccola. Sono qui ad indurti ai peccati più perversi!"

"Demone tentatore? Mi prendi in giro?"

"Per niente!"

"Allora mi stai dicendo che tutte le boiate che dicono i preti sono vere? Il diavolo... l'inferno... il paradiso..."

"Niente affatto!" Il diavolo era irritato. "Le cose stanno in modo completamente diverso da come le raccontano loro! Non ti fare imbrogliare!"

Stefy era un po' perplessa e confusa. "Senti demone... ma non puoi proprio fare a meno di parlarmi dal di dentro? Mi fai venire il mal di testa..."

"Hai ragione... aspetta..."

Improvvisamente ci fu come un lampo color fuoco e apparve una figura nella stanza, circondata da un alone rossastro. Quella presenza riempì l'aria di un odore piccante e speziato: faceva pensare al profumo dolce e corrotto del peccato, alla lussuria più perversa, seducente e intossicante. O forse si era semplicemente spruzzato addosso un po' troppo "Joop! Homme".

L'uomo era languidamente seduto sul suo letto con le gambe accavallate. Indossava un classico completo color rosso cremisi, con una camicia un tono più scura. Capelli corti, scuri, un po' stempiato, taglio d'occhi esoticamente allungato, zigomi accentuati, pizzetto e baffi nerissimi. Non sembrava troppo alto, ed era esile e magro. Complessivamente una figura di grande fascino.

"Wow!" esclamò Stefy, "Sei un figo!"

"Anche tu sei molto carina... hai un gran bel visetto innocente... ci sarà molto utile per i nostri piani..."

"Piani? Che piani?"

"Ehm... Quello che stavi dicendo prima... a proposito del fatto che tu... ehm... vorresti diventare..."

"Una zoccola? Ehi!! Non sarai mica stato tu a mandarmi quei pensieri!"

"No, affatto! Tutta roba tua originale! Anzi, sono stati i tuoi pensieri a richiamarmi qui. Sono venuto per aiutarti a porre in essere i tuoi intendimenti... eheheheheheh!" e qui il diavolo si esibì nella sua tipica risatina mefistofelica. Stefy stava cominciando a trovarlo veramente simpatico.

"Wow! Ok, demone! Farò tutto quello che mi consigli!"

"Ottimo! Allora comincia col dirmi cosa hai combinato finora di porco e di peccaminoso..."

Stefy sospirò. "Beh... non molto... considera che ho solo quattordici anni..."

Il diavolo si dimostrò comprensivo. "Non preoccuparti, abbiamo un sacco di tempo. Sei ancora vergine, vero?"

"Sì... ma ho fatto dei bocchini! Non è male per una di quattordici anni vero? Pensa, ne ho fatto uno proprio ieri..."

"Brava! Li fai al tuo ragazzo?"

Stefy sfoderò un sorrisino malizioso. "Non solo..."

Il volto del diavolo si illuminò. "Sei in gamba, ragazzina!"

"Ecco, però..." il sorriso di Stefy si affievolì. "Mi dovresti dare qualche consiglio... forse non sono ancora così brava..."

"Perché dici questo?"

"Beh, ecco... non sono mai riuscita a... a farli sborrare..."

"Non fartene un problema! Mica tutti gli uomini riescono a venire in quel modo... Con quanti diversi sei stata?"

Stefy abbassò gli occhi. "Due... solo due... ma presto lo farò con il terzo..."

"Ah, bene! Ottimo! E chi sarebbe?"

"E' un mio nuovo compagno di scuola... ho appena iniziato il liceo... lui è il più figo della classe!"

Il diavolo sembrava incuriosito da quella storia. "E come hai fatto a... contrattare? Ti ha chiesto lui di fargli un bocchino?"

"No. Mi sono offerta io!" Stefy era molto soddisfatta, ma l'altro era perplesso.

"Vuoi dire che sei andata da lui e gli hai detto..."

"Non così! Gli ho mandato un messaggio col cellulare!"

"Ma dai? E cosa gli hai scritto?"

"Che mi piaceva... e che volevo fargli un bocchino!"

Il diavolo era sempre più perplesso. "E lui? Che ti ha risposto?"

"Che se si trattava di farsi fare un bocchino, ci stava!"

Lui si mise le mani nei capelli. "Oh, no! Oh no!... Ma cosa combini? Non si fa così!"

"Cosa c'è? Ho fatto male?"

"Non ci si comporta così. E' sbagliato. Non capisci? Non sta bene... Non devi prendere l'iniziativa in maniera così diretta!"

"E perché no? Non potevo mica perdere tempo! Già due o tre smorfiosette della mia classe avevano cominciato a fargli il filo... dovevo bruciare le tappe..."

Il diavolo cercava di essere ragionevole.

"Stefy, non si fa così..."

"Ma perché?? Uffa!"

"Perché deve essere l'uomo a prendere l'iniziativa..."

"Allora stiamo freschi! Sono così impacciati e timidi i ragazzi della mia età... Ma scusa, ma chi l'ha detta 'sta cosa che deve essere l'uomo? E poi, non sono più troia se mi faccio avanti io? Non dovresti essere contento se mi comporto da troia?"

"Non capisci... un conto è essere troia, un conto è comportarsi da troia... e ancora peggio è avere la reputazione da troia... Corri il rischio che il tuo amichetto ti sputtani, lo sai? Figurati quanto ci mette un pischello di prima liceo a vantarsi con tutti i suoi amici che c'è una che glielo vuole succhiare! Queste voci ci mettono pochissimo a diffondersi..."

Stefy cambiò espressione, e fece un faccino un po' triste.

"E' già successo... Questa storia la sa tutta la scuola... ne parlano tutti. Lui però dice che non è stato lui a sputtanarmi..."

"Ma va! E chi vuoi che sia stato?" rispose l'altro scettico.

Stefy continuò, imbronciata. "Ci sono degli stronzi di un'altra classe... che hanno preso a chiamarmi 'bocchinara'! Ce n'è uno che ogni volta che mi incontra mi chiede 'Ehi Stefy, quanti bocchini hai fatto oggi?'"

Il diavolo era molto incazzato. "Ma guarda che deficiente! Tu chiedigli 'E tu invece? Quante seghe ti sei fatto?'"

Stefy ridacchiò. "Buona idea! Gli dirò proprio così!"

"Lo vedi però che casino hai combinato?"

"Abbiamo cercato di mettere fine a questa storia. Abbiamo fatto sapere in giro che non se ne sarebbe fatto più nulla... ma la voce continua a girare..."

"Ora hai capito perché è sbagliato? Se ti fai questa nomea c'è il rischio che nessuno vorrà più farsi vedere con te. E poi come facciamo a portare avanti i nostri piani?"

"Allora è questo il problema? E' solo una questione di mantenere le apparenze? E' solo perché sono tutti degli ipocriti bigotti?"

"No, Stefy... non è solo per questo... ma dimmi, ora come sei rimasta d'accordo con quel tipo?"

"Pubblicamente abbiamo detto che non se ne fa più nulla... però siamo d'accordo nel farla questa cosa... solo che... cavolo!... non c'è mai l'occasione, non c'è un posto dove andare... avevamo pensato ai bagni della scuola, ma non è il caso...Dimmi tu, demone! Come si può fare? Dammi qualche consiglio!"

"Io a questo punto con quel tipo lascerei perdere..."

"No!! Perché?"

"Dai Stefy! Non ti rendi conto di quanto sarebbe squallido? Metti pure che trovate qualche angoletto tranquillo... Lui lo tira fuori, tu glielo succhi un po', magari nemmeno viene... e poi ciao e arrivederci... che tristezza!"

"E allora? Meglio un pompino che niente, no?"

"Ma nemmeno per sogno!" Il diavolo parlava con grande enfasi. "Tu devi diventare una Grande Troia... tu devi essere una che se fa un pompino ad un ragazzo, quello non se lo scorda più per tutta la vita! Deve arrivare a settant'anni e ancora farsi le seghe al ricordo del pompino che gli hai fatto tu al liceo! Così agisce una vera Grande Troia!"

Stefy ci pensò. "Hai ragione... infatti voglio proprio che tu mi insegni bene come si fa... voglio diventare bravissima!"

"Già. Tu pensi che si tratta di cose tipo come muovere la lingua, come mettere le labbra, quali sono i punti più sensibili, e cose del genere, vero?"

"Esatto. Che ci posso fare? Non sono nemmeno ancora riuscita a vedere un film porno... ho solo letto qualche racconto erotico su internet... ancora devo imparare tutti i trucchi."

"Sei sulla strada sbagliata, piccola. Quelle cose sono del tutto secondarie. E' il contesto che è importante. E' il contesto che può rendere un pompino, o qualsiasi altra cosa, un'esperienza memorabile!"

"Il contesto? Spiegati meglio..."

"E' per questo che ti dico che non è una buona mossa prendere l'iniziativa così!"

"Non capisco..."

"La prima cosa importante è che non devi avere la reputazione di una che ci sta troppo facilmente. Questo è un requisito di base fondamentale. Quelle che hanno la nomea della troia sono quelle che poi alla fine scopano meno. Lo sapevi? Dimmi, Stefy, chi è secondo te la più santarellina della tua classe?"

Stefy ci pensò. "Uhm... Direi Micaela. E' una che pensa solo allo studio. Sempre a leccare il culo ai professori. Pure a quello di religione. Gli ha fatto subito sapere che lei è una devota credente e che va a messa tutte le domeniche. Se sente qualcuno dire 'cazzo' o 'figa' diventa rossa di imbarazzo. Tutta libri, casa e chiesa... bleah!"

"Ebbene, non ci crederai, ma Micaela è molto più avanti di te!"

"Ma dai! Non ci credo! Ho visto il suo ragazzo... è ancora più santarellino di lei!"

"Altro che ragazzo!! La tuoi amica frequenta un giro di amici più grandicelli che a turno..."

"Se la scopano???"

"E non solo... ne fa parecchie di porcate, la tua santarellina... nemmeno te lo immagini... ehehehehehehe!"

Stefy era scioccata. Ma pian piano digerì l'informazione. "Ok, ho capito. Bisogna sembrare delle santarelline."

"Senza esagerare! Ci vuole stile anche in quello! Ma, insomma, un'immagine pubblica di brava ragazza aiuta parecchio. Anche con le tue amiche, Stefy, non stare a parlare sempre di cazzi, di pompini e di scopate! Loro sembrano darti confidenza e invece poi alle spalle dicono di te che sei una puttana..."

"Che stronze! Ok. Chiaro."

"Poi c'è la questione dell'approccio. Te lo dicevo prima. Non devi prendere mai direttamente l'iniziativa."

Stefy era perplessa. "Senti, diavolo. Io mi fido di te. Però un sacco di volte mi è capitato di sentire ragazzi che dicevano che il loro sogno è una donna che sappia prendere l'iniziativa."

"Questo è quello che dicono. Tu come pensi che si senta un ragazzo se tu di punto in bianco gli dici che gli vuoi fare un pompino?"

"Dovrebbe essere contento, no?"

"Invece no! Non lo ammetteranno mai, ma i maschietti sono sempre meno sicuri di quello che vogliono apparire. Soprattutto i pischelli della tua età. Non hanno molta fiducia nella loro giovane verga virile. Stanno sempre lì a chiedersi se è tutto a posto, se funziona normalmente, se ce l'hanno abbastanza grosso, e soprattutto sanno di non aver esperienza e non sono certi di saperlo usare bene."

"Ma poi piano piano queste insicurezze passano, spero..."

"Di solito quando cominciano ad avere l'esperienza sufficiente sono già arrivati ad un'età in cui non sono più abbastanza giovani da essere sicuri che gli si rizza come dovrebbe ogni volta... e così subentrano altre insicurezze..."

"Oddio, che scenario tragico! Non ci avevo mai pensato!"

"Ecco perché bisogna saperci fare! Le vere grandi troie sono quelle che riescono ad essere più forti di tutte le insicurezze degli uomini. E sono anche quelle che sessualmente se li godono di più, perché riescono ad ottenere il meglio da loro!"

"Ho capito... ma certo che... non mi aspettavo che fosse così maledettamente complicato..."

"Non è nemmeno così drammatico, dai... E poi, ci sono casi e casi... Comunque è per questo che io sono venuto a consigliarti! Ora hai capito perché non conviene prendere l'iniziativa in modo diretto?"

"Credo di sì... è un po' come se... come se così li spaventassi..."

"Più o meno. Diciamo che sentono di perdere il controllo della situazione, e questo non li fa stare molto tranquilli. E le insicurezze prendono il sopravvento. Magari con uomini più esperti puoi anche essere più diretta, ma coi tuoi coetanei assolutamente no!"

"Ma allora qui non si combina più niente!" sbottò Stefy, scoraggiata. "Se prendiamo l'iniziativa noi, quelli si spaventano. Se lasciamo l'iniziativa a loro, quelli non hanno mai il coraggio..."

"Bisogna prendere l'iniziativa, ma senza farsene accorgere. Lasciando credere che sia sempre in mano loro, oppure che si sta semplicemente seguendo il corso degli eventi. E' molto sottile..."

"Che casino! Mi sta venendo un mal di testa..."

"Proviamo a fare un esempio. Immagina che il tuo compagno che mi dicevi prima venga a studiare da te, e siate soli in casa..."

"Cavolo! Appena chiude la porta gli salto addosso... siamo già d'accordo che appena..."

"Stop! Frena! Cancella tutto! Ho scelto l'esempio sbagliato..." borbottò il diavolo. "Ecco... Pensa ad una situazione ideale. Immagina che tu abbia un compagno di classe con cui non hai mai parlato di sesso, che non sa che sei così disinvolta e pensa di te che sei una ragazza 'seria'. Lui è veramente convinto di venire a casa tua solo per fare i compiti, mentre tu hai ben altro in mente... ehehehehehehehe!!!"

Pian piano, mentre la voce del diavolo sembrava tornare a parlarle da dentro la mente, davanti agli occhi di Stefy si formò un'immagine. Come uno schermo cinematografico, o forse come un sogno. Le apparve il soggiorno della sua casa (troppo piccola la scrivania della cameretta per studiarci in due) e dietro al tavolo un bel giovanotto della sua stessa età. Una specie di Leonardo Di Caprio quattordicenne.

"Ehi! E' un bel figo! Magari avessi un compagno di classe così! Ma è solo... e io dove sono?"

"Sei andata a fare il caffè... ora stai tornando dalla cucina" suggerì la voce nella sua mente.

* * * * *

Stefy entrò nella sala da pranzo sorridendo, tenendo il vassoio con le tazzine fumanti che poggiò delicatamente sul tavolo. Leonardo non alzò nemmeno lo sguardo, preso com'era a tentar di decifrare un paio di endecasillabi ostici dell'Eneide tradotta da Annibal Caro.

"Zucchero? Quanti cucchiaini?"

"Eh? Ah... uno e mezzo, grazie..." rispose lui, sollevando appena gli occhi.

Stefy iniziò l'operazione di versare lo zucchero e mescolare col cucchiaino. Ma proprio allora successe il patatrac. La tazzina si rovesciò e, mentre uno schizzo ribelle andava a sfregiare le pagine del canto terzo, la maggior parte del liquido scuro e bollente finì sulla patta dei pantaloni di Leonardo, che purtroppo erano anche di cotone chiaro.

"Aaahhh!" urlò il ragazzo, scattando in piedi.

"Oh, scusa... che pasticciona che sono... oddio, ti ho tutto macchiato... aspetta..." e così dicendo, l'apprensiva Stefy prese dal vassoio alcune salviettine di carta (che aveva portato con sospetta preveggenza) e cominciò a cercare di tamponare il liquido, sfregando ovviamente su una zona molto sensibile.

"Devi toglierti i pantaloni, svelto... altrimenti è un casino... mica ti vergognerai, no?"

Senza proferire parola, il ragazzo, confuso dal rapido incedere degli eventi, si liberò delle scarpe prima e dei pantaloni poi, restando in piedi con dei candidi boxer bianchi. Non completamente candidi, però.

"Lo sapevo... il caffè è passato di sotto..." mormorò preoccupata Stefy, e subito, con una nuova salviettina si precipitò a provvedere alla piccola macchia marrone, un paio di cm di diametro, che curiosamente era proprio sul rigonfiamento in corrispondenza della virilità ragazzo. L'inevitabile reazione fu presto evidente. Sotto la stoffa leggera si distinguevano perfettamente i contorni del pene in erezione, mentre Stefy continuava a strofinare con la salviettina, fingendosi incredibilmente ignara di quanto stava succedendo sotto le sue mani. Poi finalmente diede segno di accorgersene.

"Oh..." disse preoccupata. "Temo di aver fatto un altro pasticcio. A quanto pare ho... ehm... svegliato qualcuno che dormiva... scusami..."

"Non ti preoccupare... nessun problema..." biascicò Leonardo.

Stefy toccò ancora. Stavolta con intenzione. "Ehi... ma ti è diventato proprio duro!"

Il pene del giovane spingeva decisamente contro il cotone, deformando grottescamente la linea dell'indumento.

Stefy ridacchiò imbarazzata. "Scusami... non volevo proprio metterti in questo stato... ma forse a questo punto faresti meglio a toglierti anche i boxer... Guarda come ti stringono, devono proprio darti fastidio. Prometto che non ti guardo. Magari prendendo un po' d'aria ti ritorna anche in condizioni di riposo..."

"Mmmm... sì, forse è meglio..." disse incerto il ragazzo, che così in un attimo si ritrovò nudo dalla vita in giù e con l'erezione sempre dura e fremente. Non tenendo fede alla sua promessa, Stefy osservò bene lo spettacolo delle grazie virili del giovane, e lo gratificò di un bel sorriso di incoraggiamento. Poi, improvvisamente, cambiò espressione.

"Dai, Leo! Torniamo a studiare, altrimenti con questa Eneide non la finiamo più!" E così i due ripresero posto seduti al tavolo.

"Allora...", cominciò Stefy con la massima serietà, come se non avesse seduto accanto un ragazzo con il pene duro di fuori "cosa stava combinando questo rompipalle di Enea?"

["Che ne dici, Stefy?"]

["Fichissimo! Mi sto divertendo un mondo! E mi sto anche eccitando!" Assistendo alla rappresentazione, infatti, Stefy era tornata a mettersi la mano nelle mutandine.]

["Ma stai anche prendendo nota? Questa è una lezione..."]

["Sì... ora ho capito quello che dicevi. Posso fare una domanda?"]

["Certo! Siamo qui apposta!"]

["Come è possibile che lui non abbia capito che la mia è tutta una commedia?"]

["Ma lui almeno un sospetto ce l'ha! Però non può rischiare. E anche se avesse la sicurezza al cento per cento, cosa potrebbe fare? Non può far altro che stare al gioco, e aspettare..."]

["Ok! Chiaro! Dai, andiamo avanti!"]

"Come sta andando?" chiese Stefy, allungando per l'ennesima volta la mano sotto il tavolo per saggiare delicatamente con due dita lo stato del pene del ragazzo e ritrovandolo sempre durissimo. "Mmmm... mi sembra niente meglio, vero?"

"Insomma... più o meno... ma non ti preoccupare..." rispose lui.

"Ho anche l'impressione che non ti aiuti molto se continuo a toccartelo... ma a te ti scoccia?"

"No anzi... mi piace quando mi tocchi" sussurrò lui.

"Porco che non sei altro!" lo sgridò lei fingendosi scherzosamente scandalizzata, ma subito riportò la mano intorno al pene del ragazzo. "Anche a me non dispiace toccarlo..."

Si fece più vicina di fianco a lui e con la mano passò dalle fugaci toccatine ad un lento movimento di su-e-giù. Leonardo respirava affannosamente.

"Lo sento durissimo" gli sussurrò, "e mi sto eccitando anche io... mi sento un lago tra le gambe..." Il ritmo della mano era ormai quello di una vera e propria sega. Una sega che stava rapidamente volgendo verso il suo scontato epilogo. Ma Stefy si interruppe. Scivolò agilmente sotto al tavolo e si piazzò in ginocchio tra le gambe del ragazzo.

"Voglio vederlo da vicino" gli disse decisa, guardandolo negli occhi e riprendendo il pene nella mano. Leonardo era al top dell'eccitazione.

"Hai un cazzo stupendo... è bello... duro... grosso... enorme..."

["Non mi sembra così enorme, però..."]

["E' uno dei trucchi, Stefy. Devi SEMPRE fare i complimenti al cazzo del tuo uomo. Serve a rassicurarlo. Cosa vuoi che conti una piccola bugia di fronte alla possibilità di metterlo nelle migliori condizioni psicologiche, e quindi godertelo meglio?"]

["Preso nota. Grazie. Quante cose sto imparando!"]

Stefy guardò di nuovo il ragazzo negli occhi. "Dimmi, Leo... te l'hanno mai preso in bocca?"

Leonardo si scosse dalla trance e biascicò un "N-no..."

"Nemmeno io l'ho mai fatto..."

["Ma non è vero! Io l'ho fatto!"]

["Un'altra piccola bugia tranquillizzante, Stefy. Lui così si sente al riparo da eventuali confronti, ed eccitato dall'idea di essere il primo."]

["Mica posso andare avanti troppo con questa bugia, però. A quattordici anni va bene, ma a venti... chi se la beve?"]

["Non preoccuparti. Per allora avrai imparato tante altre piccole bugie da dire al momento giusto."]

Stefy continuava a masturbare piano il cazzo di Leo. "Non l'ho mai fatto. L'idea di prenderlo in bocca è molto eccitante... ma mi fa anche un po' di impressione..."

Leonardo non rispose. L'ultima frase di Stefy lo teneva tremendamente in sospeso. Non sapeva se interpretarla in un senso o nel senso opposto. Il suo cazzo era gonfio da scoppiare.

Stefy sospirò e avvicinò le labbra posando sull'asta del giovane un bacio leggero come una farfalla. Ma tanto bastò a strappare a Leo un gemito di piacere.

"Scusami..." sorrise Stefy, "mi è scappato..."

"Non devi scusarti..."

"E' la prima volta che bacio un cazzo... non è male. Potrebbe scapparmi un altro bacio..."

"Oh... sì... ti prego..."

"Sei un maiale!" lo rimproverò bonaria Stefy, ed appoggiò ancora le labbra sul cazzo, baciandolo con più decisione.

["Cavolo... non so se ce la farei... io me lo sarei già sbattuto in gola..."]

["Devi imparare a resistere, Stefy. Ne vale la pena."]

Poi, senza abbandonare il contatto, Stefy tirò fuori la lingua e percorse delicatamente i rilievi della cappella del ragazzo, che ormai ansimava senza frenarsi. Quindi si staccò e attese fiduciosa, continuando a masturbarlo. Bastarono dieci secondi d'attesa e arrivò la richiesta.

"Ti prego... continua..."

Stefy si mostrò sorpresa. "Ma... mi stai chiedendo di farti un pompino?"

"Oh sì... sì..."

"Ma Leo... dobbiamo studiare... domani il prof interroga, lo sai..."

"Non ci metterò molto..."

"Io non avrei nulla in contrario... ma non so come si fa, e ho paura di fare un casino... se vuoi posso continuare a fare con la lingua come prima... mi sembra che ti piacesse..." e detto questo Stefy riprese a fare delicati ghirigori con la lingua sul cazzo e sulla cappella di Leo.

"Prendilo in bocca... ti prego, prendilo in bocca..."

"Che porco che sei, Leo... sei proprio un porco..."

Stefy aprì le labbra e le fece scivolare lungo l'asta fino a riempirsi la bocca. Applicò una breve delicata suzione e iniziò un lento ritmico va e vieni della testa su quel cazzo durissimo.

["Oh, dio mio... quanto mi sto arrapando... sto per venire..."]

Il ragazzo era ormai al culmine dell'eccitazione. Bastarono trenta secondi di pompino e raggiunse l'orgasmo, sussultando violentemente ed eiaculando schizzi abbondanti e densi nella bocca di Stefy.

["Vengo... ooohhh... vengo... uuuhhhh.... mamma mia..."]

* * * * *

L'immagine svanì, e Stefy si ritrovò al buio, nella sua stanza, ancora confusa dell'orgasmo. Seduto sul suo letto, circondato dal solito alone rossastro, il suo demone tentatore la guardava sorridendo.

"Hai visto, Stefy? Hai capito cosa intendevo? Se il contesto è quello giusto non c'è bisogno di tecniche particolari per fare un pompino memorabile!"

"Ho capito... ho capito... Wow! Davvero un pompino memorabile... e una lezione davvero utile... ma ora ho un problema..."

"Che problema?"

"Ho una voglia pazzesca di fare un pompino... e subito! Dai diavoletto, tiralo fuori... non ce la faccio più!"

"Ma cosa dici? Stai scherzando?"

"Su certe cose non scherzo mai! Dai, vieni qui..."

"Ma Stefy... non posso! Noi diavoli... non ce l'abbiamo!"

Stefy istintivamente guardò verso il cavallo dei pantaloni del suo demonio personale. Effettivamente non c'era la minima traccia del "pacco" tipico di tutti i maschietti.

"Questa è bella! Non lo sapevo! E... come mai?"

"E' stata un'idea del Maledetto Vecchiaccio che sta Lassù..." disse il diavolo, con rabbia.

"E perché vi ha fatto questo?"

"E' una storia lunga... Una volta eravamo angeli, ma un certo gruppo di noi si divertiva a venire di tanto in tanto sulla terra a scoparsi le donne mortali. Questo, non si sa perché, ha fatto irritare il Vecchiaccio e così per punizione ci ha tolto l'arnese!"

"Oh, poverini!"

"Ma quello che è peggio e che ci ha lasciato addosso tutto il desiderio e la libidine. L'unico modo che ci resta di sfogarci è quello di venire ad istigare i mortali a fare tutte le porcate possibili." Nelle parole del diavolo risuonava un risentimento senza tempo.

"Quindi voi non siete i servitori del Male!"

"Assolutamente no! Questo è quello che vanno a dire in giro di noi i preti! Noi vogliamo solo che la gente si diverta e faccia tanto sesso... Ti sembra forse Male, questo?"

Il discorso non aveva distratto Stefy dalla sua voglia impellente. "Ma gli angeli, allora? Voglio dire... loro sono... completi?"

"Certo!"

"Allora, scusami tanto, ma in questo momento preferirei che ci fosse il mio angelo custode!"

"No! Ferma! Non nominarlo!"

Improvvisamente ci fu come un raggio di luce ultraterrena e apparve una figura, circondata da un alone celestiale. Quella presenza riempì l'aria di un odore di dolce, quasi metallica, purezza: faceva pensare al profumo di una nuvola bianca nell'azzurro indaco della sera, al Pan di Cielo fragrante appena sfornato dalle cucine del paradiso, al candore più intenso e tenero. O forse si era semplicemente spruzzato addosso un po' troppo... "Angel for men" (ovvio).

Era dritto in piedi, in tutta la sua altezza non indifferente, e indossava una lunga tunica bianca immacolata. Sotto la tunica si intuiva un corpo robusto e ben sviluppato. I capelli, che scendevano fino alle spalle in soffici boccoli dorati, incorniciavano un viso glabro e regolare. Gli occhioni azzurri esprimevano innocenza, tristezza e disapprovazione, ma guardando bene era possibile scorgervi, di tanto in tanto, un fugace lampo di ironia.

La figura allargò le braccia con fare ieratico. La sua voce era cantilenante come una preghiera in latino.

"Sono il tuo angelo custode, Stefy. Sono contento che mi hai chiamato. Ultimamente stai prendendo una piega che non mi piace per niente!"

"Ehi! Ciao Gabriel!" lo salutò il diavolo senza eccessivo entusiasmo.

"Ciao Dave! Come stai!" rispose l'angelo sorridendo, che poi tornò a rivolgersi severo a Stefy. "Vedo che ti stavi intrattenendo con questo essere immondo e i suoi tentativi di spingerti fuori dalla retta via. Suvvia, Stefy, ordinagli di tornare negli inferi puzzolenti da cui proviene. Lui sarà costretto ad obbedirti. Poi potremo parlare un po' e cercherò di toglierti qualche strano grillo che hai per la testa."

Stefy si rivolse al demone ostentando freddezza, ma strizzandogli l'occhio di nascosto. "Hai sentito quello che ha detto il mio angelo?"

Il diavolo le restituì un'impercettibile strizzata d'occhio. "Ho capito. Me ne vado... me ne vado..."

Fece l'atto di uscire imbronciato, ma appena fu alle spalle dell'angelo ignaro, lo immobilizzò con una presa da lotta greco-romana e lo spinse verso il letto di Stefy. "Ehehehehehehe! Ci sei cascato! Che ingenuo! Ehehehehehehe!"

L'angelo sembrava aver la stazza sufficiente, rispetto al demone, per opporsi con successo alla manovra. Invece dava l'impressione di accettare la situazione con una certa passività. "Cosa vuoi farmi? Cosa volete farmi? Oh, non posso nemmeno reagire... sono contrario alla violenza!"

"Il solito pacifista paraculo!" bofonchiò il diavolo ansimando per lo sforzo.

L'angelo fu depositato pesantemente sul letto di Stefy che con un gridolino di soddisfazione cominciò a sollevargli la lunga candida veste, mentre l'altro continuava a tenerlo immobilizzato. Scoprì man mano le lunghe gambe tornite, appena coperte da una morbida peluria chiara, finché arrivò a mettere a nudo le pudenda. L'angelo non aveva biancheria intima sotto la sua tunica bianca.

Stefy spalancò gli occhi per la sorpresa. L'angelo non solo aveva un arnese di ragguardevoli dimensioni, anche nello stato di riposo in cui era. Era anche un cazzo di bellezza ultraterrena. Perfetto nelle forme, nelle proporzioni, nei colori. Persino le venature che increspavano sotto pelle la regolarità geometrica delle superfici sembravano essere disposte secondo un'armonia musicale. L'odore che timidamente ne esalava, pur mantenendo appieno il potenziale di attrazione erotica dell'odore intimo di maschio, era del tutto privo della terrena volgarità che appesantiva l'afrore degli esemplari umani. Stefy era ne inebriata, ammaliata ed ingolosita.

La sua manina si impadronì decisa di quella bellezza, che con celestiale prontezza rispose subito al contatto, esibendosi in una stupenda, perfetta erezione e raggiungendo dimensioni precluse ai sogni della maggior parte dei mortali.

"Wow! Che cazzo magnifico!" Sussurrò rapita.

"Brava!" disse compiaciuto il diavoletto. "Vedo che hai imparato!"

"Sì, ma questo è magnifico davvero!"

"Ti prego, Stefy! Non farlo!" piagnucolò l'angioletto. "E' un peccato gravissimo! Voglio che sia chiaro che mi avete costretto, con la malizia, con la forza e con la violenza!" Ma la sua disperazione non sembrava poi così viscerale.

Stefy comunque lo ignorò. Ansiosa, spinse fuori la lingua per cercare il contatto con quell'asta divina. Leccare quella pelle serica, liscia e tesa, era una delizia. Le papille percepivano un sapore dolcemente aromatico.

"Non ti sei dimenticata qualcosa, Stefy?" la rimproverò il demone, che non si perdeva un dettaglio delle sue manovre.

"Ah, sì! Giusto!" La ragazza alzò gli occhi verso quelli azzurri dell'angelo e gli disse: "Sai? E' la prima volta che lo prendo in bocca!"

"Non è vero!" disse con fatua mestizia l'angelo, che pure stava cominciando a respirare con un po' di eccitato affanno. "Stai diventando anche bugiarda... conosco bene i tuoi peccati..."

Ma Stefy lo ignorò ancora. Era di nuovo immersa con tutta se stessa in quel pompino.

Il demone, continuando a stringerlo immobile, sogghignò. "Non ti lamentare, Gabriel. A qualche tuo collega è andata decisamente peggio. Non ricordi quella volta a Sodoma? Ehehehehehehehe!"

"Credi di essere spiritoso, vero?"

"Giù da noi ci abbiamo riso per secoli! Ehehehehehehehehe!"

Stefy non si curava di queste scaramucce verbali. Aveva la bocca piacevolmente piena di quel cazzo divino e stava impegnandosi con ogni cellula del suo corpo a donargli piacere. Stavolta doveva farcela assolutamente. Era sicura che se fosse riuscita per la prima volta a donare un orgasmo con la sua bocca avrebbe ricevuto in premio il nettare più buono, l'ambrosia più sublime, che essere umano avesse mai assaggiato.

* * * * *

I raggi lunari, filtrati dalle persiane, illuminavano fiocamente la cameretta.

Stefy dormiva, placida. Sognava. Nessuno avrebbe potuto immaginare quanto strambo ed inusuale era il sogno che stava facendo in quel momento.

Al capo del suo letto, due strane figure la osservavano affettuosamente in silenzio. Il più alto parlò sottovoce.

"Dave, stavolta hai esagerato. Va bene mandare sogni erotici alla gente, ma stavolta hai davvero esagerato. Una ragazzina di quattordici anni, che sogna di fare un pompino al suo angelo custode! Non si è mai visto!"

"Lo sai che ci metto sempre un po' di creatività. E' per questo che vi freghiamo sempre. Noi siamo artisti, voi siete così monotoni..."

"Ma non t'illudere. Con Stefy vincerò io. E' una brava ragazza, pura di cuore e gentile. E' solo suggestionata da certi raccontacci che qualche maniaco scrive e pubblica su Internet. Il Principale è molto irritato con questi scrittorucoli, sai? Ha promesso che prima o poi prenderà provvedimenti seri. Ce n'è uno in particolare che Gli fa perdere proprio le staffe..."

"Davvero? Non vorrei essere nei suoi panni. Il Vecchiaccio quando si incazza è pericoloso. Comunque con Stefy vinco io. Dai, è troppo porcellina..."

"Porcellina? Ma guardala! Non la vedi? E' un angioletto!"

Nel tenue chiarore della stanza i lineamenti di Stefy addormentata sembravano proprio quelli di un'innocente bambina. Per un attimo i due la guardarono, incantati. Poi l'angelo sospirò.

"Bene. Io stacco. Ci vediamo domattina, quando si sveglia!" E svanì.

Il diavolo guardò ancora Stefy pensieroso. Proprio allora la ragazza girandosi si liberò del lenzuolo, sbuffando per il caldo. Fu così possibile vedere la mano che anche nel sonno continuava ad agitarsi piano nelle mutandine.

"Angioletto? Questa è una diavoletta, altro che! Ma diavoletta diavoletta!! Ehehehehehehehehehehehehehehehe!"

E lasciandosi dietro l'eco suffusa della sua risata mefistofelica, anche il demone sparì nel nulla.

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